Universiadi, Napoli: ignorati gli studenti della Federico II e dell’Orientale

 I tirocinanti della Suor Orsola Benincasa e della Parthenope percepiranno 500 euro mensili e saranno impegnati nel quartier generale della Mostra d’Oltremare

Gli studenti dell’Università Federico II e dell’Orientale di Napoli sono stati sistematicamente ignorati  dal commissario per le Universiadi 2019, Gianluca Basile. Gli studenti federiciani non saranno coinvolti nei tirocini di formazione o nel team. Un fatto gravissimo. Basile ha deciso di coinvolgere s 200 studenti dell’Università privata Suor Orsola Benincasa e della  Partenhope che che opereranno come tirocinanti beneficiando dell’esperienza formativa, percependo 500 euro mensili. Lo prevedono due protocolli d’intesa sottoscritti il mese scorso. Protocolli d’intesa che hanno tenuto fuori la Federico II. Un atto gravissimo.  “Le Universiadi dovevano essere  un’opportunità per tutti gli studenti universitari napoletani e campani noi studenti sul piano formativo e lavorativo, invece, sono emerse discriminazioni. Favorite le lobby universitarie private e ignorate università come la Federico II e l’Orientale. Eccellenze della nostra regione e del Mezzogiorno d’Italia. Una vergogna – afferma Mario, della Federico II – scriveremo ai vertici del comitato organizzatore”.

I  tirocinanti della Suor Orsola Benincasa e della Parthenope hanno da giorni iniziato le attività. La maggior parte invece farà il suo ingresso nella macchina organizzativa durante la prima settimana di giugno. Lavoreranno tutti insieme nel quartier generale alla Mostra d’Oltremare percepiranno 500 euro mensili per formarsi. Invece, ai “volontari” volontari impegnati  8 ore  sarà concesso  un rimborso spese di 25 euro al giorno. In pratica lavoreranno gratis. Legittimato una sorta di caporalato di Stato. Una scelta politica ed amministrativa assunta nell’indifferenza delle organizzazioni sindacali confederali di Cgil, Cisl e Uil locali e nazionali che non hanno attivato iniziative per tutelare i 5600 volontari, proponendo, per esempio, un protocollo d’intesa, un sistema di regole, stabilendo un salario minimo, tutele per la prevenzione della salute e gli infortuni. Il lavoro gratuito è incostituzionale. E’ bene ricordare che l’articolo 36 della Costituzione impone l’obbligo di una retribuzione proporzionata per ogni prestazione lavorativa resa. E’ necessario fare chiarezza, per chi si affaccia al mondo del lavoro e si trova a dover decidere se farlo davvero in forma gratuita. Nulla vieta ad una persona  di svolgere la propria attività a titolo volontario, ma la legge sul volontariato del 1991 chiarisce che l’organizzazione per cui si svolge volontariato deve essere senza fini di lucro.  Insomma, se la realtà per cui si presta la professionalità è lucrativa, allora si ha diritto ad una retribuzione. Parimenti, anche gli enti pubblici sono tenuti al pagamento delle prestazioni lavorative senza alcuna eccezione. Eventuali zone d’ombra sono rappresentate dalle associazioni no profit che svolgono attività produttive, spesso su commissione di enti pubblici che non hanno fondi e alla fine utilizzano i contratti di stage per usufruire di prestazioni professionali senza pagarle.

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