Torino, Tav:  In piazza il partito dei ‘prenditori’

Gli esperti: “L’opera è troppo costosa, la spesa prevista non sarebbe ammortizzata dal miglioramento dei tempi di percorrenza”

Il partito trasversale di politici e costruttori delle cosiddette ‘grandi opere’ di nuovo in piazza a Torino. In piazza 10 mila rampolli della media borghesia, ‘madamine’, il partito democratico, la lega, i costruttori, Forza Italia, la destra, titolari di aziende di subappalto. Pochi. Tutti provenienti da ogni parte della Regione Piemonte, mobilitati da “varie associazioni diversamente interessate”che hanno provveduto a garantire  ‘Pullman e pranzo gratuiti”.  Un fronte politico mascherato da ‘iniziativa civica’. La mobilitazione di forze d’impresa  che vedono nelle cosiddette “grandi opere” l’occasione di appropriazione di risorse pubbliche, nonché la conferma di un modello di sviluppo malato che non produce occupazione ma solo profitti e infiltrazioni criminali. Eloquente il commento del ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli: “Bella e civile la piazza di Torino per il Tav. Erano 10 mila, 20mila persone? Bene, noi, come Governo, dobbiamo stare attenti ai numeri perchè poi quell’opera dovrebbero pagarla in 60 milioni, Lampedusa compresa – ha sottolineato – E bisogna evitare fallimenti sia pubblici che privati, come avvenuto anche di recente, vedi il caso della linea dell’Alta Velocità tra Francia e Spagna che passa sotto i Pirenei e che era pure molto più economica. Benvenute tutte le manifestazioni civili e democratiche. Il Governo ha pero’ il dovere di usare al meglio i soldi di tutti gli italiani”.

La soluzione resta però difficile da immaginare, perché se è vero che la Lega apre all’ipotesi di una revisione del progetto non è detto che questo sia sufficiente ai vertici del Movimento 5 Stelle per dare il via libera a un’opera che la base contesta da sempre e che oggi torna a bocciare anche il padre del Movimento. Con un post Beppe Grillo ricorda in modo netto gli impegni presi, scomodando addirittura Alfieri: “Volli, sempre volli – scrive su Fb – fortissimamente volli. NOTAV”. U’altra opzione che sarebbe stata presa in considerazione per dribblare lo scontro dentro l’Esecutivo sarebbe quella di rinviare qualsiasi decisione a dopo le europee

Sia sul versante dell’utilità sociale che su quello della crescita occupazionale,  la nuova linea ferroviaria Torino-Lione non è un affare per la collettività. L’affare è per il “partito dei costruttori” e dei loro sponsor politici.  Tra l’altro, non è stato scavato nemmeno un centimetro per  il  tunnel transfrontaliero. Troppe le bufale diffuse in giro in  questi giorni. Non esistono penali da da dover pagare in caso di annullamento dell’opera.  Gli accordi bilaterali tra Francia e Italia infatti non prevedono nessuna clausola che accolli a una delle parti, in caso di recesso, compensazioni per lavori fatti dall’altra parte sul proprio territorio. La rinuncia di una delle parti implica solo il mancato versamento da parte dell’Europa dei contributi previsti. E non sono stati indetti, né tantomeno aggiudicati appalti per le opere relative alla costruzione del tunnel di base.

La Tav costa troppo in relazione ai vantaggi che può portare. E’ quanto sarebbe scritto, si apprende da fonti di Palazzo Chigi, in una relazione tecnica commissionata dal governo. Lo studio è negativo sui costi-benefici per la linea ferroviaria ad Alta velocità fra Torino e Lione. Secondo gli esperti la spesa prevista non sarebbe ammortizzata dal miglioramento dei tempi di percorrenza, dall’abbattimento delle emissioni per lo spostamento del traffico dalla gomma alla rotaia, e da una crescita dell’economia.

Dal punto di vista della creazione di occupazione poi, l’esperienza dimostra in modo inoppugnabile che un piano di messa in sicurezza del territorio è molto più utile (superfluo ricordarlo nell’Italia dei crolli, delle frane e delle esondazioni) e assai più efficace in termini di creazione di posti di lavoro di qualunque infrastruttura ciclopica. Le grandi opere sono infatti investimenti ad alta intensità di capitale e a bassa intensità di mano d’opera (con pochi posti di lavoro per miliardo investito e per un tempo limitato) mentre gli interventi diffusi di riqualificazione del territorio e di aumento dell’efficienza energetica producono un’alta intensità di manodopera a fronte di una relativamente bassa intensità di capitale (con creazione di più posti di lavoro per miliardo investito e per durata indeterminata).

Una nota del Movimento No Tav – “La manifestazione Si Tav di oggi toglie l’ultimo velo alla bontà della “spontaneità della mobilitazione delle madamin”. Una piazza da campagna elettorale. Una piazza riempita per campagna elettorale, disinformata e utile solo a legittimare un ennesimo spreco di denaro pubblico. La presenza di così tanti politici in piazza, tutti allegramente sottobraccio da Chiamparino alla Lega, passando da Forza Italia, dimostra come il tema Tav sia solo un volano per proseguire con le politiche assurde portate avanti fin qui che ci hanno dimostrato come basti un temporale per rischiare di morire nelle nostre regioni. Referendum non è vera espressione popolare. L’ipotesi di referendum è solo travestita espressione popolare perchè serve solo a legittimare il sistema delle grandi opere che ha già fatto troppi danni fin qui, ma rimane l’ultimo grande bancomat pubblico per partiti e amici costruttori. Se l’analisi costi benefici fosse stata positiva non si sarebbero stracciati le vesti chiedendo un referendum ma avrebbero accettato tranquillamente uno studio che come l’unico esistente e datato, si fonda su previsioni trasportistiche e di spesa palesemente taroccate per giustificare un’ opera inutile e giustificare la costruzione di una nuova linea quando non ce ne sarebbe bisogno. Lo diranno ai cittadini che la ripartizione dei costi dell’opera è iniqua e favorisce la Francia regalandole 2,2 miliardi di euro perchè non basata sui km di proprietà del tunnel (Italia 12,5 km, Francia 45 km), tanto che il costo al km del tunnel di base è 4 volte superiore per l’Italia. E questo solo perchè pur di farla si è disposti a prosciugare le casse pubbliche? Chiamparino perchè non indice un referendum sulla sanità? Chiamparino ha capito che questo è l’unico tema su cui guadagnare qualche punto alle prossime elezioni perchè almeno distrae i cittadini da quanto fatto nella gestione della Regione, che usa a piacimento per provare a farsi rieleggere, come se fosse una sua proprietà. A proposito perché non indice un referendum sulla sanità in Piemonte, così ci potremmo esprimere veramente tutti su qualcosa che ci riguarda? Le madamin lavorano per il sistema Tav? Le madamin altro che spontanee ma parte del sistema delle grandi opere: visto che sono state tanto decantate come professioniste in carriera, sarebbe bene vedere anche con chi lavorano. Visto che una di loro lavora come ufficio stampa per Telt, la società che dovrebbe costruire l’opera, permetteteci di dubitare dello spirito “spontaneo” nel volere il Tav. Telt nel 2017 TELT ha speso 1 milione di euro tondi tondi in “comunicazione” (senza contare i dipendenti che si occupano specificamente del tema). Nel bilancio spiegano come hanno speso questi soldi, una frase in particolare è indicativa: “Qualche mese dopo, il cantiere italiano della Torino- Lione è stato affetto da una crisi della comunicazione conseguente alla dichiarazione di sciopero degli operai. Questa fase è stata gestita instaurando un piano di gestione della crisi che prevedeva dei resoconti sporadici e l’aumento delle comunicazioni dirette con i giornalisti.” (da p. 39 della Relazione finanziaria di Telt 2017). Sono entusiaste di scendere in piazza con chi fa campagna elettorale sulla pelle di povera gente lasciandola in mezzo al mare per qualche punto percentuale in più, del resto è il Tav secondo loro che dovrebbe far ripartire Torino, costi quel che costi ci sembra di capire. Prossima manifestazione nazionale Notav Roma. Da parte nostra, non ci spaventano certo un paio di manifestazione di qualche ora, e siamo concentrati alla prossima manifestazione nazionale di Roma del 23 marzo per mettere la parola fine alle grandi opere inutili e imposte”.

                                                                                              Ciro Crescentini

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