Sfruttamento lavoratori bar e pizzerie, avvocato Esposito: “Urge intervento istituzioni”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Il direttore de Il Desk.it Ciro Crescentini in un articolo squarcia il velo sul mondo dei lavoratori della cosiddetta industria del divertimento, tra bar, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche e locali ed iniziative di varia natura. Un mondo ove i lavoratori di fatto sono senza tutele, con turni massacranti, diurni e notturni, assunti, se va bene, per poche ore dichiarate, giusto in previsione di un eventuale controllo dell’ispettorato del lavoro. Un mondo che non emerge nella sua drammaticità, per la paura di non lavorare più. Retribuzioni erogate al “nero”, a Napoli, conteggiate in circa 20 euro al giorno, “all inclusive”, senza alcuna maggiorazione né per lavoro straordinario né per lavoro notturno, mentre le ferie, il riposo settimanale e la tredicesima mensilità, sono un miraggio, se non un vero e proprio atto di benevolenza divina del datore di lavoro. Retribuzioni che, tal volta, mi è capitato addirittura di vedere pubblicizzate, senza vergogna, in offerte di lavoro su facebook, di questo o quel bar, in cerca di un giovane che voglia lavorare, con la conseguente, per fortuna, pletora di commenti indignati. Ebbene, manca nel nostro Paese la cultura della giusta retribuzione del lavoro, ciò che conta è solo il posto di lavoro (qualunque sia la retribuzione) ed il profitto. Le Istituzioni fanno finta di non vedere ciò che è evidente a tutti e ciò che accade e sta accadendo a Napoli e nel Paese, mentre la politica conta i posti di lavoro, in una gara statistica, senza andare a vedere a quali condizioni. Nel settore, infatti, non c’è alcun significativo e strutturato controllo, neppure laddove sarebbe possibile imporre una giusta retribuzione attraverso un patto esplicito che costringa gli imprenditori di questo settore a pagare il dovuto. Non di rado, infatti, mi è capitato di raccogliere le lamentele di giovani impegnati nelle iniziative economiche estemporanee sul lungomare di Napoli pagati 30 euro al giorno per turni di 12 ore di lavoro massacrante. Senza considerare il settore dei cosiddetti “portapizza”, giovani a cavallo di “trabiccoli” a due ruote, spesso privi di assicurazione e del minimo indispensabile per la loro sicurezza, di frequente vittime di incidenti mortali; vere e proprie vite spezzate sacrificate sull’altare del profitto senza tutele. Eppure, il settore, a Napoli, è in espansione e va forte, con cifre inimmaginabili che, per un nota discoteca di Coroglio, si aggirano addirittura in 130/140 mila euro ogni tre giorni, così come è emerso dalle indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli dell’anno scorso, i cui esiti hanno portato al sequestro dell’attività per infiltrazioni della criminalità organizzata. Somme strabilianti che dovrebbero farci capire quanto di questo incredibile beneficio economico venga redistribuito ai lavoratori anche in termini di riconoscimento di diritti a tutela della loro salute, del benessere psicofisico e familiare. Il settore della notte, privo di qualsivoglia controllo perché di notte non c’è personale in servizio, infatti, offre un altro spaccato di lavoratori costretti a prestare i loro servigi, capovolgendo il loro ciclo circadiano, in ambienti che violano palesemente le norme di tutela perviste dal D.lgs n. 81/2008, tal volta, in locali scantinati sottoposti al piano stradale non sufficientemente areati, ovvero in discoteche e bar che sparano il loro martellante ritmo a decibel insopportabili per ogni essere vivente, per l’intero turno lavorativo. Un settore su cui mettere con urgenza mano. Ad aggravare la situazione nuove forme di reclutamento dei lavoratori con conseguente polverizzazione della prestazione lavorativa che viene ripartita tra una molteplicità di persone che percepiscono un piccolo compenso senza altri diritti, arruolati attraverso piattaforme digitali. Un mondo su cui le istituzioni preposte tardano ad intervenire affinché siano per lo meno assicurati quei pochi diritti che sono rimasti ai lavoratori. Un tema che merita la costante attenzione dei media locali e nazionali per far comprendere alle Istituzioni che il tempo è ormai scaduto, che i nostri migliori giovani vanno via perché il lavoro è tale quando affranca dalla dipendenza economica e consente la nascita di un nuovo nucleo familiare; diversamente stiamo parlando di schiavi.

                                                                                          Avv. Gennaro Esposito

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