Senato, passa la fiducia al governo Conte bis

Sono 169 i voti favorevoli in aula, dopo l’ok di ieri alla Camera

Il governo Conte bis incassa la fiducia anche al Senato: sono 169 i sì, 133 i no e 5 gli astenuti. E dopo l’ok alla Camera di ieri, l’esecutivo giallorosso è pienamente in sella. Ma a Palazzo Madama va in scena il duello tra il premier e Salvini, sequel dello showdown del 20 agosto, giorno della rottura definitiva tra i due ex alleati.  A surriscaldare il clima, la bagarre scatenata dalla Lega in aula. La senatrice Lucia Borgonzoni sfoggia una maglietta con la scritta “Parliamo di Bibbiano!”. La presidente Elisabetta Alberti Casellati è costretta agli straordinari, per arginare le urla leghiste, da “elezioni, elezioni!”, a “dignità!”, fino agli insulti per Conte (“traditore”).

Salvini attacca: “Presidente Conte, siete passati dalla rivoluzione al voto di Monti, Casini e Renzi”. Il premier, però, non si fa pregare: “Salvini voleva i pieni poteri, è diventato suo nemico chiunque lo ostacoli”.  E ancora: “Non vedo dignità nei vostri voltafaccia”.

Ma il capo leghista dà fondo a tutto l’arsenale. “Ho conosciuto per mesi – sostiene – quello che sembrava un presidente del Consiglio. Poi non so che cosa è cambiato, cosa gli hanno promesso. Da un premier mi aspetto un’idea per l’Italia, non insulti continui”. Per Salvini, Conte “è un uomo organico al potere, senza dignità. Abbiamo scoperto un nuovo Monti, un nuovo Gentiloni. Chi si somiglia, si piglia”. E poi la promessa: “Noi torneremo a governare questo Paese per amore dell’Italia e non della poltrona. Con orgoglio. Perché orgoglio e dignità valgono più di mille poltrone”. Salvini è così sicuro di riprendersi il governo, che annuncia: “Stiamo già lavorando al programma”. E ai giallorossi dice: “Il peccato originale è che il vostro governo nasce senza un minimo di appoggio popolare, legittimo formalmente ma abusivo nella sostanza”. Ma Conte guarda già avanti: domani è a Bruxelles per vedere le istituzioni comunitarie, a partire dalla presidente eletta della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Lo spettro Salvini, per ora, è lontano.

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