Prescrizione, accordo M5s-Lega. Pd-Fi contro la riforma: bagarre alla Camera

Si farà la legge che blocca il meccanismo dopo la sentenza di primo grado, ma entrerà in vigore a gennaio 2020, assieme alle nuove norme sul processo penale. Ostruzionismo delle opposizioni in commissione, i forzisti occupano i banchi del governo

Riforma della prescrizione, accordo nella maggioranza. La norma entrerà in vigore nel gennaio 2020. La decisione nel vertice tra il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Salvini e Di Maio e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Lo stop alla prescrizione, come voluto dai pentastellati, scatterà dopo il primo grado di giudizio. La riforma resta nel ddl anticorruzione e andrà in Aula la prossima settimana, ma “entrerà in vigore – spiega il guardasigilli – assieme alla riforma del processo penale” da formulare con una legge delega in scadenza nel dicembre 2019. E sarà così “anche se dovesse cadere il governo”, sottolinea il ministro Riccardo Fraccaro.

 

FI E PD CONTRO LA RIFORMA – Contro la nuova prescrizione si schierano compatti Pd e Fi. Contestato il voto nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, chiamate a votare l’inserimento dell’emendamento nel ddl anticorruzione. Forza Italia chiedeva la presenza di Bonafede per spiegare i motivi di questa “bomba della prescrizione nel disegno di legge” anticorruzione. Il Pd non digeriva la convocazione dell’ufficio di presidenza di mercoledì sera. Forzisti e piddini, a quel punto, hanno attuato ostruzionismo per ritardare l’inizio della discussione, in attesa del ministro della giustizia. Nel corso dei lavori è stata anche sfiorata la rissa tra deputati di maggioranza e opposizione, evitata grazie all’intervento dei commessi. I deputati di Forza Italia, inoltre, hanno occupato i banchi del governo nell’Aula della Camera, urlando “vergogna, vergogna!”. La seduta è stata sospesa.

 

PENALISTI SCIOPERANO – La riforma della prescrizione, come prevedibile, non va giù neppure agli avvocati penalisti. La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’astensione dal 20 al 23 novembre, con una manifestazione nazionale a Roma il 23, “in difesa della Costituzione” e per dire “no alla controriforma della giustizia penale” e “affermare e difendere l’idea liberale e costituzionale della giustizia penale”. Lo “sciopero” però esclude i processi con imputati detenuti in custodia cautelare. Inoltre, fanno eccezione i circondari di Salerno e Trieste, interessati da astensioni indette dalle Camere Penali territoriali con delibere rispettivamente 24 ottobre 2018 e del 23 ottobre. Secondo i penalisti “la connotazione populista dell’attuale maggioranza di Governo sta determinando l’adozione da parte delle forze politiche che la compongono di sciagurate iniziative destinate ad incidere sui meccanismi della giustizia penale”. In particolare, si critica il progetto di abolire la prescrizione dopo la sentenza di primo grado: “La prescrizione nel nostro ordinamento è chiamata tra l’altro a svolgere la funzione di presidio del principio costituzionale della ragionevole durata del processo. Soppresso tale equilibratore – sostiene l’Ucpi – il tempo dell’accertamento diviene infinito, definitivamente trasformandosi il processo stesso in pena, con evidenti ricadute sulla stabilità dei rapporti giuridici”.

(Foto Gruppo FI Camera/Twitter)

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