Napoli, consiglio comunale contro il Fiscal Compact

Approvato ordine del giorno proposto dalla consigliera Coccia

Il  Consiglio Comunale di Napoli si schiera contro il Fiscal Compact, il pareggio di bilancio,  le normative e i vincoli imposti all’Italia dalla Banca Centrale Europea e da alcuni paesi(in primis la Germania).  Normative e vincoli politiche economiche basate sui tagli alla spesa pubblica e sociale, austerità. Un ordine del giorno presentata dalla consigliera Elena Coccia di Rifondazione Comunista è stato approvato a larga maggioranza.

“Si tratta di un importante atto politico-istituzionale di rifiuto delle politiche liberiste e antipopolari europee” ha dichiarato la consigliera Coccia di Rifondazione Comunista. “La presentazione dell’OdG non è un fatto isolato ma rientra in una campagna nazionale, sostenuta dal Parttito della Rifondazione Comunista e lanciata dalle “Rete delle Città in Comune” e da Attac Italia per riaprire una lotta di massa contro il fiscal compact e per l’abrogazione della normativa (Trattato europeo sulla “stabilità” e legge italiana di recepimento) che lo introdusse cinque anni fa.”

L’ordine del giorno proposto dalla consigliera Coccia e approvato dal Consiglio Comunale.

Dopo 3 anni e mezzo dall’entrata in vigore in Italia del cosiddetto Fiscal Compact, il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria sottoscritto dagli stati membri dell’Unione Europea nel 2012, i Parlamenti nazionali sono chiamati a valutarne l’efficacia entro la fine di quest’anno.
Visti gli effetti deleteri e i danni sociali provocati in Italia dal suddetto accordo, l’Amministrazione di Napoli chiede al Parlamento di esprimere giudizio negativo sulla sua efficacia, ritirando contestualmente l’adesione del nostro Paese all’accordo e impedendo, così, che venga incardinato nel diritto dell’Unione Europea.

Tale trattato ha, infatti, reso ancora più stringenti le politiche di austerità, attraverso l’imposizione della regola per cui il debito di ogni paese deve rimanere o ritornare al di sotto del 60% del PIL entro i prossimi 20 anni, con conseguenti tagli alla spesa pubblica pari ad oltre 50 miliardi di euro.

In soli 3 anni, queste misure stringenti hanno provocato enormi danni sociali, come il forte aumento della povertà e la messa in discussione di diritti primari come il lavoro, 37% di disoccupazione giovanile, la salute, 12 milioni di persone che rinunciano alle cure, e l’istruzione, 15% di abbandono scolastico.

L’Amministrazione Comunale esprime quindi la sua piena contrarietà nei confronti del trattato, invitando il Parlamento e l’ANCI a prendere analoga posizione, affinché, in sede Europea, si avvii una più ampia discussione per il superamento di tutti i regolamenti che hanno scaricato la gran parte delle misure liberiste e di austerità sugli enti locali.

                                                                                       Ciro Crescentini

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