Iginia, licenziata e gettata sul lastrico dalla Cgil

Continuano a tacere i vertici nazionali del sindacato

Il 9 maggio scorso Iginia Roberti(nella foto) da 35 anni dipendente della Fillea, il sindacato degli edili della Cgil Taranto,  veniva licenziata, buttata sul lastrico dal sindacato.  Laconica la lettera di licenziamento firmato dal segretario generale dell’organizzazione sindacale. “In conseguenza della crisi economica che ha colpito, tra gli altri, anche il nostro settore di riferimento, con conseguente calo degli iscritti e dei relativi contributi sindacali, per cui si è reso necessario procedere alla riorganizzazione lavorativa interna e all’ ineludibile contenimento dei costi, con conseguente esubero di personale dipendente”. Iginia veniva licenziata “per motivi di criticità finanziaria” e invitata perentoriamente a restituire le chiavi del suo ufficio entro 24 ore. Un comportamento tipico assunto in genere dai padroni delle ferriere.  E non finisce qui. La Fillea ha licenziato attivando le procedure previste dal Jobs Act, la legge voluta da Matteo Renzi e criticata, almeno formalmente, in apparenza dalla Cgil.

L’unico lavoro di Iginia, il lavoro di impiegata della Fillea. La busta paga emessa dalla Fillea. Iginia non ha altro lavoro. Difficilmente un datore di lavoro deciderà  di assumere una persona che per 35 anni ha prestato la sua attività in Cgil.  Iginia è  una donna separata, un figlio 21enne,  un fratello disabile, una madre gravemente malata affetta dal morbo di Alzheimer.  Sulla vicenda, nonostante i continui solleciti, rilevata l’indifferenza del segretario generale nazionale della Fillea, Alessandro Genovesi(nella foto),  eclettico esponente sindacale costantemente presente sui social, pronto ad esibirsi nell’attaccare “nemici” a destra e a sinistra, discettare sui diritti, dare lezioni sull’etica, la morale, pubblicare vignette e striscioni contro ministri e politici. Genovesi, però, tace sul gravissimo licenziamento, l’atto vessatorio subìto dalla dipendente della Fillea di Taranto, e continua  a tacere sugli atti vessatori che si compiono in altri territori che vedono come protagonisti altri dirigenti locali della Fillea e rappresentanti della Fillea presenti negli organismi di gestione degli enti bilaterali.

Tace Maurizio Landini( nella foto a sinistra accanto a Sergio Cofferati) leader della Cgil nazionale, paladino delle “alleanze sociali per i diritti collettivi dei lavoratori”. Solita doppia morale. Solita ipocrisia. Solita saccenteria. Un leader sindacale dovrebbe attivare ispezioni sui territori, ascoltare “più campane” e non fermarsi alle apparenze. Purtroppo, soggetti indipendenti, liberi e pensanti si contano sulle dita di una mano. Aumentano, invece, i mediocri, i personaggi e personaggetti funzionali ad un sistema di potere. Iginia, contattata  da Il Desk.it, ha risposto volentieri e senza giri di parole ad alcune domande.

Iginia, un licenziamento inaspettato, senza giustificazione, hai provato a contattare i vertici sindacali locali e nazionali?

Subito ho contattato il segretario generale della Cgil di Taranto,  il segretario generale regionale e nazionale della Fillea e per oltre 30 giorni ci sono state solo vaghe risposte. All’inizio ho notato un certo imbarazzo sulle decisioni assunte dal segretario della Fillea di Taranto. Risposte generiche per oltre 30 giorni poi è sceso il silenzio. Nel frattempo ho scritto, messaggi e successivamente lettere anche al Segretario generale Landini ma a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

La Fillea Cgil è un sindacato di categoria che gestisce con Cisl e Uil di categoria molti enti bilaterali, hanno provato a collocarti in uno di questi enti? Non sono emerse proposte alternative?

La Fillea Cgil di Taranto gestisce gli Enti bilaterali  ma credo non si siano minimamente posti neanche l’idea di una mia possibile collocazione

Hai contestato, impugnato il licenziamento utilizzando le normative vigenti?

Si, ho deciso di rivolgermi al Tribunale del Lavoro. Sono ottimista, tra l’altro ci sono alcuni precedenti positivi, per esempio una sentenza emanata dalla Corte di Appello di Napoli che condanna la Fillea nazionale a reintegrare e risarcire un dipendente licenziato dalla Fillea di Napoli.  Voglio semplicemente tornare a lavorare per aiutare la mia famiglia.

Come hanno reagito al tuo licenziamento i dipendenti e i dirigenti delle altre categorie del Cgil di Taranto?

Tanti hanno solidarizzato con me ma di nascosto, c’è tanta paura, paura di subire rappresaglie.

 

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest