Cgil, congresso: Landini va forte, gli avversari perdono le staffe

Caso di incompatibilità in Campania

Aumentano i consensi per la candidatura di Maurizio Landini a segretario generale della Cgil. Consensi che fanno innervosire i componenti dell’area di destra dell’organizzazione, vecchie cordate locali e regionali, tutti acerrimi avversari dell’ex esponente della Fiom. Tutti avversari di un vero processo di rinnovamento del principale sindacato dei lavoratori italiani. Ma andiamo per ordine.

La sinistra sindacale si schiera –   Il  coordinamento di Lavoro e Società, area di sinistra della Cgil ha ufficializzato il sostegno in favore di Maurizio Landini: In una  nota, la sinistra sindacale di cui è coordinatore a livello nazionale, Giacinto Botti  evidenzia che  ”Coerentemente con la nostra storia di sinistra confederale organizzata –abbiamo scelto di sostenere collettivamente, per ragioni di linea e di merito sindacale e di prospettiva strategica, la candidatura di Maurizio Landini a prossimo Segretario generale della Cgil.  Il futuro Segretario non sarà ”un uomo solo al comando”, ma il segretario di tutte e di tutti, a garanzia del nostro pluralismo e della nostra identità confederale e generale -sottolinea la nota –  E siamo certi che saprà mantenere una solida autonomia, realizzando coerentemente  le scelte e i progetti che saranno indicati dal Congresso”. 

Battaglia congressuale in Emilia Romagna – Doppio altolà della Fiom dell’Emilia-Romagna: alla candidatura anti-Landini e al vertice della Cgil dell’Emilia-Romagna che rischia di spaccare il sindacato. Da Cervia, aprendo l’assise regionale dei metalmeccanici, il loro segretario, Bruno Papignani, apre lo scontro, e non usa giri di parole nell’affrontare a muso duro l’area conservatrice e piddina confederale.  E pur riconoscendo “le tante cose positive che come tali non sono da risolvere, ma da conservare e valorizzare”, non le manda a dire al segretario regionale della Cgil Luigi Giove(uno dei firmatari di un ordine del giorno contro Susanna Camusso) segnalando “aspetti e comportamenti critici, a volte inaccettabili, di questa ultima fase che, se non rapidamente affrontati e risolti, potrebbero diventare un problema”.

Dice dunque il segretario della Fiom dell’Emilia-Romagna: “Caro Gino (Giove, ndr), a volte temo che ti sopravvaluti e troppo spesso usi la tecnica di girare la frittata”. Perchè, continua, “un conto è criticare un candidato, e se non lo si ritiene all’altezza votargli contro, altro è dire che sei il paladino dell’unita’ e contemporaneamente prestarti a firmare un ordine del giorno come segretario generale della Cgil Emilia-Romagna che divide la Cgil e poi far credere di essere il segretario di tutti. La mia non è una provocazione, è rispetto personale nell’anticiparti un problema politico che andrà affrontato”.
Parole che arrivano appunto dopo che Papignani ha messo in fila le cose che ‘non vanno’ in casa Cgil dell’Emilia Romagna, citando le più significative, come “trattare per conto della Fiom senza coinvolgerla, com’e’ successo con le aziende che pur aderendo alle associazioni artigiane applicano il contratto Confapi, costringendoci quindi a rincorrere situazioni spiacevoli per metterci una toppa”. Oppure firmare un accordo con gli artigiani “che pretende di trasformare soldi fissi strutturali in variabili da destinare al Welfare e Fondi sanitari che non sono mai partiti poiche’ privi delle condizioni necessarie”. E questo per poi “unirsi al coro di chi, senza sapienza, attacca i nostri accordi sulla sanità integrativa mi sembra davvero inaccettabile”. Papignani lamenta anche “una marcata subalternità poi al governo della Regione e molto tempo dedicato a cucire rapporti interni funzionali solo a schieramenti nazionali escludendo chi è  dato per perso, cercando di ridimensionare negli organismi confederali il peso della Fiom mi pare altrettanto inaccettabile. Mi auguro– afferma Papignani- che ciò sia dovuto alla fase particolare e che rientri prima del congresso”.

Il segretario nazionale della Fillea perde le staffe –   Aumenta l’astio e il nervosismo tra i sostenitori di Vincenzo Colla. Qualche esempio? Alessandro Genovesi,  responsabile nazionale della Fillea, il sindacato degli edili.  ha dimostrato di non reggere al confronto. Ha definito “pennivendolo” chi ha semplicemente evidenziato il calo di iscritti, reagito in modo scomposto a colpi di post su Facebook contro i dirigenti locali dell’organizzazione che si oppongono alla Tav e alle opere inutili, attaccato con arroganza la candidatura di Maurizio Landini. Comportamenti infantili, immaturi. Metodi bulleschi, poco razionali. Un dirigente nazionale di una grande organizzazione di categoria, un personaggio pubblico dovrebbe evitare certe forme di esibizionismo. Purtroppo, la sobrietà scarseggia in questo Tempo. E a proposito di tessere, il segretario nazionale della Fillea oltre a polemizzare e a diffondere un generico comunicato stampa, limitandosi a indicare “generiche percentuali”, non ha provveduto a pubblicare i dati reali  certificati dalle 120 Casse Edili, enti bilaterali (gestiti  dalla Fillea insieme a Cisl e Uil di categoria) ubicate nei capoluoghi di provincia. Le trattenute sindacali, infatti, vengono effettuate ogni semestre dalle Casse Edili. E tramite le Casse Edili è possibile riscontrare, rilevare che in molte Regioni e in tantissime Città, la Fillea è stata “sorpassata” dalla Cisl e dalla Uil di categoria. In molte Città e Regioni è addirittura retrocessa al ruolo di “terzo sindacato”(vedi Campania). Disastri. Disastri organizzativi che andrebbero analizzati, individuando  le cause, le responsabilità. Sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche, evitando di salire in cattedra e fare i boriosi.

In Campania, casi di incompatibilità e conflitti di interesse – Con Colla è schierato anche un piccolo esercito di “ex” e di reduci bassoliniani: Michele Gravano, Franco Tavella ex segretari della Campania. Entrambi avrebbero lasciato un’organizzazione regionale piena di debiti, costringendo Susanna Camusso ad attivare le procedure per il commissariamento. Stando ad alcune indiscrezioni, Gravano sarebbe stato eletto delegato ad un congresso di base dello Spi di Salerno, pronto per “caratterizzare” il suo dissenso contro Susanna Camusso e Maurizio Landini nei  congressi provinciali, regionali, nazionali dello Spi e della Confederazione.  Gravano  punterebbe a succedere a Pedretti nella guida dello Spi. Ma sarebbero emersi dei conflitti d’interesse, delle evidenti incompatibilità: Gravano è anche presidente regionale del partito di Liberi e Uguali. Poteva essere eletto come delegato ai congressi della Cgil? Che ruolo hanno svolto le commissioni di garanzia congressuali?

                                                                                                 Ciro Crescentini

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