Autonomia differenziata, l’appello per il No

Riceviamo e pubblichiamo il documento e le firme dei cittadini: si chiede alle istituzioni di retrocedere dal progetto di trasferire consistenti risorse a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna

Il presente appello si rivolge alle Istituzioni della Repubblica italiana affinché il Governo retroceda dalla distorta applicazione della Costituzione in merito alla richiesta di autonomia avanzata dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Spostare dal “portafoglio” dello Stato i soldi da una parte all’altra del territorio italiano (dal Sud al Nord), senza mettere tutti i cittadini sullo stesso livello e prospettando loro pari opportunità, va contro gli articoli 2 e 3 della carta costituzionale. Ad essere in discussione sono proprio gli inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale, oltre alla pari dignità e l’uguaglianza di fronte alla legge.

Riteniamo che con questa scelta il campo delle relazioni democratiche si restringe sempre più, lasciando la discrezionalità a Governo e Presidenti di Regione di disegnare il futuro dei cittadini in maniera differenziata, lasciando indietro vite, famiglie, relazioni, territori.

Questo disegno a “geometria variabile” parte dalla messa in discussione di un non compiuto regionalismo, sempre più gestore e meno programmatore, per lasciare indietro il pezzo dell’Italia di giù.

Questo Governo, in applicazione a quanto sancito da quello precedente, disattende completamente la previsione della legge 27 febbraio 2017, n. 18 che prevede la destinazione nelle Regioni del Mezzogiorno di un volume di stanziamenti annuali ordinari, in conto capitale, in base alla popolazione di riferimento, ovvero il 34% della spesa di ogni Ministero dovrebbe essere destinata al Sud.

Questo Governo non articola i livelli essenziali delle prestazioni, cioè non vuole specificare e rendere principio ordinatore l’uniformità dei diritti sociali su tutto il territorio nazionale. L’esecutivo nazionale non vuole creare condizioni di coesione e di unità nazionale, vuole privilegiare diritti differenziati, vuole lasciare al proprio destino comunità di donne e uomini, mandarli alla deriva.

 

I sottoscritti cittadini italiani con il presente Appello Pubblico si rivolgono al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, per chiedere:

 

  • Il rispetto degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana;

 

  • Il rispetto dell’articolo 7bis della Legge 27 febbraio 2017, n. 18;

 

  • La declaratoria immediata dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, a partire dai diritti dei non autosufficienti, dalle politiche di contrasto alla povertà e dai servizi alla prima infanzia, uniformi su tutto il territorio nazionale;

 

  • di fermare immediatamente l’intesa tra il Governo e le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, chiedendo, nel frattempo, una discussione nei due rami del Parlamento.

 

 

 

 

Raffaele Carotenuto, Antonio Frattasi, Gaetano Oliva, Donatella Gallone, Elena Coccia, Rosaria Galiero, Mario Maddaloni, Salvatore Parisi, Salvatore Cortini, Immacolata Benedetti, Vincenzo Mighali, Francesco Scala, Mario Raimondi, Federazione del sociale USB Napoli, Michela Antonucci, Mario Coppeto, Vincenzo Guardasole, Bruna Di Dio, Angelo Laurino, Flavia Sorrentino, Rosachiara Cernuto, Concetta Pagano, Comitato di lotta ex Taverna del Ferro, Mariarca Cozzolino, Michele Maddaloni, Giovanni Pagano, Laura Bismuto, Angelo Giuditta, Maria Fragante, Severino Mastrogiacomo, Eliseo Antonio, Maite Iervolino, Gennaro Dell’Aquila, Vincenzo Acampora, Gino Monteleone, Annamaria Castellano, Massimo De Siena, Giovanni Guarracino, Luigi Manna, Diego Maffei, Patrizia Manzi, Enzo Morreale, Corrado Perrella, Marisa Lepore, Dario Bello, Adele Piccirillo, Andrea Furgiuele, Fabio Matteo, Emilio Lupo, Rosaria Turco, Giovanna Quirino.

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