Padula ricorda Giuseppe Alliegro, una voce fuori dal coro

Intitolata al fondatore del Don Chisciotte una piazzetta nel centro storico

Dico quello che penso e scrivo quello che dico” può sintetizzare il modo di essere giornalista del padulese Giuseppe Alliegro, storico direttore del giornale satirico “Don Chisciotte“, pubblicato a Salerno nel 1944, e autore di numerose raccolte di poesie e di libri dedicati agli avvenimenti di quel periodo. Su proposta del Circolo “Carlo Alberto 1886“, erede e custode di pagine importanti della storia locale, il Comune di Padula ha intitolato ad Alliegro la piazzetta antistante la casa natia, nel centro storico della città della Certosa. Prima dello scoprimento della targa marmorea, Alliegro è stato ricordato nel corso di una manifestazione coordinata dal giornalista Pietro Cusati in cui hanno partecipato Felice Tierno, Presidente del Circolo, Paolo Imparato e Filomena Chiappardo, rispettivamente Primo Cittadino e Assessore alla Cultura del Comune di Padula e Giuseppe D’Amico, giornalista, il quale è stato affidato il compito di ricordare e raccontare Alliegro, nel corso di un articolato intervento, D’Amico ha parlato della figura dell’uomo, del suo essere cattolico, del poeta, dello scrittore, del suo rapporto con la politica, del trasformismo sempre imperante nel nostro paese, del suo antifascismo, delle violenze perpetrate dagli alleati a Salerno e Napoli durante il breve Regno del Sud e del suo rapporto con Padula. Giuseppe Alliegro nasce a Padula il 14 gennaio del 1916, da Francesco e Maria Luisa Masullo. A 12 anni scrive la sua prima poesia dedicata a sua madre e pubblicata nell’antologia “Primavera di bellezza, nel 1933. Negli anni 1928-1935 frequenta il Ginnasio-Liceo classico presso i Benedettini della Badia di Cava dei Tirreni per i quali nutre sincera gratitudine perché “nel cenobio si pensava a studiare e seriamente“. In questi anni compone gli Inni Sacri: “L’Ascensione”, “L’Eucarestia”, “L’Assunzione”, “Il papato”, “I morti”, “Tutti i Santi”. Nel 1934, pubblica la prima edizione di “La Reggia del Silenzio”, nel 1936, pubblica “Giovinezza canora”, la sua prima raccolta di versi, nei quali sono evidenti gli influssi leopardiani e pascoliani e, nel 1938, pubblica una seconda raccolta di poesie “Il libro di Eva” dedicata alle donne. Nel 1939 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma, discutendo col Prof. Arturo Carlo Jemolo, giurista di fama nazionale, una tesi sul “Matrimonio concordatario“, in netta opposizione alle teorie del regime e “quando maggiormente fervevano le spavalderie mussoliniane sulla difesa della razza“. Nello stesso anno Alliegro pubblica “Colloquio con Cristo”, un libro di prose realistiche nella prima parte ‘Constatazione’ ed ascetiche nella seconda ‘Elevazioni’. Dopo pochi mesi, però, il libro viene tolto dalla circolazione perché il capitolo ‘Pazzia male comune’ è ritenuto non adatto ai tempi. Durante il ventennio conosce fascisti potenti, accademici come il fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti; il grecista e letterato Ettore Romagnoli; lo scrittore e regista cinematografico Lucio D’Ambra e politici come Sergio Pannunzio, giurista, filosofo e giornalista; antifascisti come Guido De Ruggiero, docente universitario, ed il medico calabrese Antonino Anile, definito “il poeta di Dio” per i suoi versi pervasi da forti sentimenti religiosi. Conosce anche Alcide De Gasperi. Negli anni 1940-1943, Alliegro era militare a Gorizia, Udine, Trieste e nei Balcani; dopo l’armistizio “tra pericoli di ogni genere, a piedi e con mezzi di fortuna” (parole sue) partì da Udine ed attraversò le linee nemiche, riuscendo avventurosamente a sottrarsi alla cattura dei nazifascisti e fece ritorno a Salerno. Qui venne autorizzato dal comando alleato P.W.B. (Psycological Wafare Branch) a dirigere un settimanale politico-satirico il “Don Chisciotte ma i contenuti del giornale non erano graditi dai nuovi governanti; sia pure per pochi mesi Salerno fu sede del governo Badoglio, per cui il Prefetto ne dispose la chiusura. Alliegro, però, non si arrese e si rivolse al Consiglio di Stato contro l’iniquo provvedimento, La Quarta Sezione del Supremo Consesso, con sentenza del 30 maggio 1945, ridiede la voce all’audace settimanale; il che si può aggiungere agli altri suoi meriti: quello di avere combattuto per primo e vinto in difesa della libertà di stampa. Purtroppo, la continua ostilità nei suoi confronti lo costrinse, agli inizi degli anni ’50, il settimanale “Don Chisciotte” dovette chiudere definitivamente per mancanza di fondi. Dopo il matrimonio con Olga Servino di Salerno, dalla quale avrà due figlie Maria Luisa e Laura, lavora a Napoli come Vice Segretario Generale presso l’Amministrazione dell’Ospedale Vecchio Pellegrini. Continua a scrivere e pubblica libri importanti: nel 1959 pubblica la raccolta di poesie “Aria del mio paese”. Nel 1966 e nel 1973 dà alle stampe altri due libri: “I figli del Vesuvio” e “I figli di Partenope“, si trattano di due libri importanti perché offrono la conferma che anche come scrittore Giuseppe Alliegro non perde la vena satirica che lo aveva accompagnato nella breve avventura vissuta con il “Don Chisciotte”. L’ultimo suo libro, un romanzo, “Uno dei tanti” parla di un giovane cresciuto durante il fascismo. Giuseppe Alliegro muore a Napoli il 26 ottobre del 1987, all’età di 71 anni. A conclusione della manifestazione, D’Amico sottolinea l’importanza della tutela delle storie locali: “Plausi al Circolo Sociale ‘Carlo Alberto 1886’ e all’Amministrazione civica padulese per aver tratto dalla zona d’ombra, in cui era stato ingiustamente relegato, uno dei protagonisti della vita culturale, sociale e politica del paese. Si tratta di un doveroso tributo alla memoria che, specialmente nelle piccole comunità, va tutelata e salvaguardata come microstoria, e, in questo modo, presenta il suo prezioso contributo alla storia ufficiale. La decisione di intitolargli la piazzetta offre una lettura più meditata del suo valore, favorendo una migliore comprensione del suo vissuto professionale e del suo insegnamento, ancora attuale, che invita a ‘meditare sul passato per un avvenire migliore’ “.

Cinthia Vargas

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